Scientology è una gabbia: la testimonianza di un ex

caselli2Il coraggio della denuncia. E quello di mettersi in gioco in prima persona. L’incontro con Pier Paolo Caselli, ex affiliato vicentino di Scientology, è stato uno dei momenti più alti del Trevignano Film Festival.

In programma c’era infatti il documentario di Alex Gibney sulla controversa “religione” fondata da Ron Hubbard, Going Clear – Scientology e la prigione della fede. Ma alla rigorosa inchiesta del regista americano volevamo aggiungere un punto di vista italiano. E Caselli ha rievocato davanti alla platea del festival la sua lunga battaglia contro la setta a cui si era avvicinato nel 1986, a poco più di vent’anni, in un momento di difficoltà personale.

Difficile infatti non è aderire a Scientology. Difficile è uscirne. Per entrare basta un amico che ti presenta e il miraggio di un sostegno psicologico. Ma se un giorno il “convertito” ha la sensazione che qualcosa non quadra e tenta di prendere le distanze da questa “scienza moderna della salute mentale”, come recita il sottotitolo dell’opera più nota di Hubbard, Dianetics, allora iniziano i dolori.

Caselli, che tra alti e bassi ha trascorso quasi vent’anni dentro Scientology, racconta che a un certo punto iniziò a sentirsi ingannato. Dopo un primo periodo di miglioramento, a 300.000 lire a seduta, aveva continuato a investire tempo e denaro nelle sessioni di auditing
programmate da Scientology, stando però sempre peggio.

Nel 1994 va fino in Florida, dove acquista un pacchetto di 25 sessioni da un’ora, a 1000 dollari l’ora, nel tentativo di uscire da una depressione che andava aggravandosi. Le cose però continuano a peggiorare. E quando iniziano a manifestarsi pensieri suicidi l’organizzazione lo mette rapidamente alla porta. «Mi hanno catalogato come pts, potential trouble source, cioè potenziale fonte di guai, e fatto fare le valigie», ricorda Caselli, a cui ancora s’incrina la voce nei momenti più duri.

Inizia così una lunga battaglia fatta di promesse di rimborso e intimidazioni. Che vede Caselli diviso fra due spinte contraddittorie: «Tenere duro, continuare a lottare e a denunciare gli abusi di Scientology, tentare di avere indietro i 66.000 euro, su 100.000, spariti nel nulla. Oppure buttarmi tutto dietro le spalle e ricominciare a vivere». Anche perché c’è a chi è andata molto peggio. E nell’incontro con Scientology ha perso non solo i soldi ma la salute e a volte la vita. Anche se provarlo è quasi impossibile perché l’organizzazione fa di tutto per stendere su questi casi una coltre di silenzio.

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