Il ricordo di Stefano e la famiglia Maraini internata in un lager del Giappone

Il viso sorridente e ironico di Stefano Trincia, proiettato sullo schermo del cinema Palma, ha aperto ieri la giornata inaugurale del settimo Trevignano FilmFest. Stefano era un giornalista e un uomo di valore raro, e un pilastro del piccolo gruppo di giornalisti volontari che organizzano il Festival. È morto a luglio, affrontando una malattia terribile nel modo in cui è sempre vissuto: con coraggio, guardandola in faccia, senza arretrare di un millimetro. Questa edizione è dedicata a lui.

Un viaggio nel passato, per ricostruire un viaggio nel dolore. È quello intrapreso da Mujah Maraini-Melehi e raccontato in “Haiku on the Plum Tree”, il documentario molto insolito proiettato ieri. Nel 1943 suo nonno, il grande antropologo Fosco Maraini, e sua nonna, la pittrice Topazia Alliata, erano in Giappone da anni, quando dovettero scegliere se giurare fedeltà alla repubblica mussoliniana di Salò. Rifiutarono, pagando un prezzo terribile: furono rinchiusi con le tre figlie piccole, Dacia, Yuki e Toni, in un campo di concentramento, messi alla fame e tormentati da carcerieri sadici.

Mujah Maraini-Melehi recupera ricordi e diari della nonna, assieme alle testimonianze di sua madre Toni e di sua zia Dacia. Aggiunge foto, documenti e filmati d’epoca, visite ai luoghi del loro calvario, colloqui con I testimoni giapponesi ancora in vita. E monta il materiale utilizzando grafica orientale tradizionale, forme antiche del teatro giapponese, particolari animazioni.

In sala, la regista e sua madre hanno raccontato la nascita del film, fisicamente ed emotivamente faticosa. Ma aiutata da una campagna di crowdfunding che ha consentito di raccogliere, intorno a un progetto non facile, 193 piccoli finanziatori sparsi per il mondo. Uscendo dalla sala, resta nella memoria una frase di Toni Maraini rivolta al presente, non al passato: “Una democrazia non deve avere campi di detenzione”.

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