Chiusura tra le ovazioni dei ragazzi delle Medie ai giovani attori di “Tito e gli alieni”

“Tito! Tito! Tito!!!” C’è un tifo da stadio nella sala principale del Cinema Palma, affollato dai 150 ragazzini delle scuole medie di Trevignano, quando i giovanissimi protagonisti di “Tito e gli alieni”, commedia di fantascienza diretta da Paola Randi, arrivano sul palco accompagnati dalla giovane produttrice Matilde Barbagallo. Tito, al secolo Luca Esposito, ha 11 anni oggi, e ne aveva otto quando venne girato il film uscito a giugno di quest’anno, e Anita, ovvero Maria Stella Riccio, oggi diciassettenne, ne aveva dunque 14.

La storia è quella di un papà che muore a Napoli e affida i suoi figli al fratello, uno scienziato napoletano, impersonato da Valerio Mastrandrea, che vive isolato in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all’Area 51 che si dice popolata dagli alieni. Questo strano zio dovrebbe collaborare a un progetto segreto per il governo Usa, e invece passa le giornate su un divano, tentando di intercettare nello spazio la voce della moglie che non c’è più.

Questo film, che ha avuto un breve e tormentato percorso in sala, riceve invece dai ragazzi un’accoglienza trionfale, e i due giovani attori dirigono con maestria un continuo flusso di domande che viene dalle poltrone: “Sì, ci siamo divertiti un sacco a farlo. Siamo andati in Spagna e in America”, “Mi hanno preso subito, Luca invece l’hanno scelto tra 800 ragazzini” “In aereo prima di partire avevo paura, non c’ero mai stata”. “Mastrandrea con noi si è comportato come un vero zio, ma col napoletano se la cavava poco”. “Io gioco a calcio” (boato di applausi). “Il momento più bello? Quando per la prima volta abbiamo visto il film tutto insieme”. La casa mobile, che si gonfiava e si sgonfiava? “E’ stata comprata su Internet”.

Dopo tre quarti d’ora di botta e risposta, con domande a sorpresa come quella di un ragazzino esperto in fisica quantistica, vengono consegnati ai giovani attori i due trofei del Trevignano FilmFest, dalla preside della scuola media Anna Ramella, e così si conclude la tradizionale mattinata dedicata alle scuole. Prima di lasciare il cinema i ragazzi consumano la merendina e il succo di frutta offerti dal supermercato Carrefour. Nel pomeriggio Tito e gli alieni è stato riproposto agli adulti, e poi sono stati proiettati “El abrazo de la serpiente”, del colombiano Ciro Guerra, per concludere con il dodicesimo film, “Il cittadino illustre” di Gaston Duprat e Mariano Cohn, questa settima  rassegna dedicata al viaggio in cui tutto ha funzionato alla perfezione. Presenza record di spettatori, tanti ospiti, due concerti nella piazzetta del cinema con rinfresco offerto agli spettatori curato dal ristorante “Al Capannone” e dalle cantine Capitani, la navetta della ditta Schiaffini dal parcheggio al cinema per chi giungeva da fuori.

E una presenza da record sui media: dalla presentazione del festival a RaiNews24, con invitati in studio Fabio Ferzetti e Corrado Giustiniani, al Corriere della Sera, al Messaggero e al Fatto Quotidiano, dalle tre agenzie di stampa nazionale, Ansa, Adnkronos e Italia, ad Askanews, Affari italiani e altre ancora, dai molti siti specializzati in cinema, come “Close Up” a Radio dimensione suono e Radio radicale. Per non dire di “Dore Ciak Gulp” di Vincenzo Mollica, delle telecamere di Rai3 e di quello che deve ancora uscire, come un servizio speciale di “Storie” che Rai due manderà in onda il 6 ottobre, sulla vicenda della ragazzina norvegese rispedita in Pakistan dal padre, raccontata in “Cosa dirà la gente” dalla regista Iram Haq, e interpretata dalla giovane Maria Mozhdah, entrambe ospiti del nostro “piccolo, grande Festival”.

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