Bei film, protesi avveniristiche e costruttori di droni

Michele Bruno con il suo drone

L’Italia all’avanguardia della ricerca, e quella dei giovani che creano imprese e prodotti innovativi è salita ieri sul palco del Trevignano FilmFest.  Grazie alla collaborazione tra due centri d’eccellenza, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova e il Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, siamo sul podio delle protesi mediche: Inail e Itt hanno lavorato infatti alla progettazione della “soft hand” o mano poliarticolata, che è stata presentata agli spettatori con un documentario, con gli ingegneri che l’hanno realizzata e con un testimonial d’eccezione: l’operaio in pensione Marco Zambelli, che la indossava.

Ogni anno nel nostro Paese si contano circa 3600 casi di amputazione di un arto e l’80% in ambito lavorativo, per lo più dita o intere mani. Questa è appunto l’esperienza di Marco Zambelli, al quale nel 1968, all’età di 15 anni, fu impiantata la prima protesi “tridigitale” che andava a sostituirsi alla mano destra, persa in un infortunio. “È cambiato il mio modo di pensare: la sento una parte di me stesso. Ogni giorno cerco di fare cose nuove. È una sfida: nelle varie attività quotidiane scopro cose a cui prima avevo rinunciato”, ha dichiarato Zambelli, intervistato da Enrico Cattaneo in un dibattito che ha coinvolto anche Emanuele Gruppioni, ingegnere ricercatore dell’Inail, e Andrea Lince, ingegnere progettista dell’IIT. Affidabilità, efficienza energetica, recupero della funzionalità dell’arto: questi i risultati del lavoro condiviso dai due centri di ricerca in un progetto interamente made in Italy, come ha sottolineato Gruppioni.

Nella seconda giornata della sesta edizione, il Trevignano FilmFest ha inoltre avuto il piacere di premiare Renzo Vergnani, Commissario tecnico della Nazionale di calcio amputati, e il portiere  Pier Mario Gardino,  già ospiti del Comune di Trevignano in occasione di due ritiri degli azzurri.  Nel dibattito è poi intervenuto anche Patrizio Di Nicola, sociologo del lavoro e docente di Sistemi Organizzativi Complessi presso l’Università “La Sapienza” di Roma. In futuro potranno i robot sostituire il lavoro dell’uomo? “Attualmente nel mondo dieci aziende decidono come si evolvono le tecnologie e vi sono software in grado di svolgere mestieri finora svolti dall’uomo, che consentono di lavorare meno e meglio. Entro il 2055, il 47% dei lavori è a rischio negli Stati Uniti, mentre in Italia solo il 14%. Per risolvere questo problema, bisognerà pagare le persone che non lavorano più o in alternativa tassare i robot, come già prospettato da Bill Gates”, ha osservato il professore.

Tra le proiezioni della seconda giornata del Trevignano FilmFest, il documentario francese Domani e l’anteprima del film Netflix Okja. Ma è stato in chiusura di serata, dopo il bellissimo film Il diritto di uccidere sull’uso dei droni in guerra, che il pubblico ha potuto conoscere Michele Bruno, pilota e costruttore di droni, e il trentenne anguillarese Luca Ferrari, anche lui creatore di droni, amministratore unico della Promente System Integrator, una delle due imprese di cui è titolare, fondata quando era appena trentenne. “Il futuro è nei droni di piccola dimensione, capaci di incorporare in meno di 250 grammi una telecamera, internet, e un sistema di posizionamento e di controllo del volo” ha spiegato Bruno, mostrando al pubblico un modello da lui progettato.

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